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    October 17

    Stephenie Meyer, New Moon

    Stephenie Meyer_New Moon"La strada del ritorno sembrò più lunga.
     Jacob era muto, pensieroso. Sentivo il suo braccio sinistro addosso, era talmente caldo che neanche il vento gelido m'infastidiva.
     Guardavo fuori dal parabrezza, consumata dal senso di colpa.
     Non mi sembrava giusto incoraggiare così Jacob. Era puro egoismo. Poco importava che avessi cercato di chiarire la mia posizione. Se sperava che il nostro rapporto potesse trasformarsi in qualcosa di diverso dall'amicizia, allora non mi ero spiegata abbastanza bene.
     Ma come potevo farglielo capire? Ero una conchiglia vuota. Come una casa sfitta dopo uno sfratto, per mesi ero stata del tutto inabitabile. Ora stavo un po' meglio. Il soggiorno era in corso di ristrutturazione. Ma era tutto lì: il resto non era cambiato. Lui meritava molto di più: più di un monolocale, di una residenza temporanea in rovina. E qualsiasi cosa vi avesse investito, non sarebbe mai riuscito a rendermi di nuovo abitabile.
     Eppure, sapevo che nonostante tutto non mi sarei mai permessa di allontanarlo. Avevo troppo bisogno di lui ed ero egoista."
    August 26

    Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino

    Jonathan Safran Foer_Molto forte, incredibilmente vicino"Dopo un'eternità mi sono alzato dal letto e sono entrato nel ripostiglio dove tenevo il telefono. Non l'avevo mai tirato fuori di lì dal giorno più brutto. Non ci riuscivo proprio.
     Io ci penso tantissimo a quei quattro minuti e mezzo tra quando ero tornato a casa e quando aveva chiamato papà. Stan mi aveva toccato il viso, cosa che non faceva mai, e aveva detto "Non sono mai stato tanto felice di vederti". Ho preso l'ascensore per l'ultima volta. Poi ho aperto la porta, ho messo giù la borsa e mi sono levato le scarpe come se tutto fosse meraviglioso. Ho attraversato la casa senza neanche sospettare che invece tutto era orribile. Come potevo saperlo? Ho scucciolato Buckminster per dimostrargli che gli volevo bene. Sono andato al telefono per controllare i messaggi. Li ho ascoltati, uno dopo l'altro.
     
     Messaggio uno: ore 8.52
     Messaggio due: ore 9.12
     Messaggio tre: ore 9.31
     Messaggio quattro: ore 9.46
     Messaggio cinque: ore 10.04
     
    Ho pensato di telefonare alla mamma. Ho pensato di prendere il mio walkie-talkie e chiamare la nonna. Sono tornato al primo messaggio e li ho riascoltati ancora tutti. Ho guardato l'orologio. Erano le 10.22 e 21 secondi. Ho pensato di scappar via e di non parlare mai più con nessuno. Ho pensato di nascondermi sotto il letto. Ho pensato di correre a downtown per vedere se riuscivo a salvarlo. E poi è suonato il telefono. Ho guardato l'orologio. Erano le 10.26 e 47 secondi."
     

    Sophie Kinsella, I love shopping

    Sophie Kinsella_I love shopping"Okay, niente panico. Niente panico. E' solo un estratto conto della Visa. E' solo un pezzo di carta con qualche numero scritto sopra. Che paura può farmi?
     Dalla finestra dell'ufficio osservo un autobus che percorre Oxford Street. Cerco di costringermi ad aprire la busta bianca posata sulla scrivania invasa dal disordine. E' solo un pezzo di carta, mi dico per la milionesima volta. E poi non sono mica stupida, no? So esattamente a quanto ammonta questo estratto conto.
     Bé, più o meno. A grandi linee.
     Saranno... duecento sterline. Forse trecento. Sì, sulle trecento. Massimo tre e cinquanta.
     Chiudo gli occhi e mentalmente cerco di fare il calcolo. Il tailleur di Jigsaw. La cena con Suze da Quaglino. E poi quel meraviglioso tappeto rosso e giallo. Ora che ci penso, il solo tappeto è costato duecento sterline. Ma le valeva, fino all'ultimo penny. E' piaciuto a tutti. Bé, per lo meno a Suze.
     E il tailleur di Jigsaw era in saldo: trenta per cento di sconto. Quindi, in realtà, è stato un risparmio.
     Apro gli occhi e allungo la mano verso la busta. Come le mie dita sfiorano la carta mi vengono in mente le lenti a contatto nuove. Novantacinque sterline. Una bella cifra. Ma cosa ci posso fare? Ne avevo bisogno. Non posso mica andare in giro brancolando, giusto?
     E poi ho dovuto comperare quella soluzione fisiologica, un contenitore decente e un eye-liner ipoallergenico. Il tutto per un totale di... quattrocento?"
    June 30

    Murakami Haruki, Dance Dance Dance

    Murakami Haruki_Dance Dance Dance"Io non sono affatto un tipo strano.
     Lo penso sinceramente.
     Magari non sarò il tipico cittadino medio, ma non sono un eccentrico. Sono una persona molto normale. Straight. Dritto e preciso come una freccia. Vivo come so, e non mi preoccupo troppo di come mi vedono gli altri. E' un problema che riguarda più loro che me.
     Alcuni mi giudicano più ingenuo, o più calcolatore, di quanto sia in realtà. Pazienza. Anche come sono io in realtà, è una mia idea soggettiva. Gli altri avranno le loro ragioni. Che importa? Non è una questione di malintesi, ma di modi di vedere diversi. Il mio è questo.
     Detto ciò, ci sono persone che riconoscono la mia "normalità" e ne sono attratte. Queste persone e io ci attiriamo a vicenda, come pianeti sospesi nel buio dell'universo, che una forza irresistibile avvicina l'uno all'altro, per poi allontanarli di nuovo. MI cercano, creano un rapporto con me e un bel giorno se ne vanno. Possono essere amici, amanti, mogli. Anche nemici. Ma sempre, prima o poi, se ne vanno. Per stanchezza, disperazione, o perchè le cose che avevano da dire si sono esaurite, come un rubinetto che non dà più acqua. Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire. Rigorosamente divise. Dalla porta d'ingresso non si può uscire, e da quella d'uscita non si può entrare. Tutti seguono questa regola. Possono variare le modalità, ma tuti finiscono per andare via. C'è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo. Qualcuno è morto. Fatto sta che non è rimasto nessuno. Tranne me, unico superstite. La loro assenza è sempre con me. Le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassavoce, aleggiano come polvere negli angoli di casa mia.
     Ho il sospetto che l'immagine che avevano di me fosse quella giusta. Per questo sono venuti tutti qui da me e per questo alla fine sono andati via. Hanno riconosciuto in me una certa integrità, il mio impegno per mantenerla. Hanno cercato di parlare con me, di aprirmi il loro cuore. Erano quasi tutte persone generose. Ma io non sono riuscito a dar loro niente, o troppo poco, nonostante i miei sforzi. Ho fatto quel che ho potuto. Anch'io cercavo qualcosa in loro. Non ha funzionato e così se ne sono andate.
     Inutile dire che è stato doloroso.
     Ma la cosa più dolorosa era il fatto che loro lasciassero la mia casa più tristi di quando erano arrivate. Come se nel frattempo qualcosa in loro si fosse logorato. Me ne rendevo conto. E' strano, ma ne uscivano sempre più segnate di me. Perchè? Perchè alla fine rimanevo sempre solo? Perchè alla fine le mie mani stringevano solo ombre? Non so dirlo.
     La solita cronica insufficienza di dati."

    Jonathan Coe, Circolo Chiuso

    Jonathan Coe_Circolo chiuso"A bordo del traghetto, Pride of Portsmouth
    Nel ristorante
    Martedì 7 dicembre 1999
    Tardo pomeriggio
     
     Mi chiedo come facciano a guadagnarci da questa linea in questo periodo dell'anno. A parte me e l'uomo dietro il bancone -come dovrei chiamarlo, è lo steward o il bigliettaio, o che altro?- questo posto è deserto. Adesso fuori è buio e i finestrini sono punteggiati di pioggia. Forse sono solo spruzzi di mare. Rabbrividisco solo a guardarli, anche se dentro fa caldo, quasi troppo.
     Sto scrivendo questa lettera sul quadernetto formato A5 che ho comprato a Venezia. Ha una copertina rigida di seta azzurra marmorizzata e bellissime pagine spesse, dai bordi irregolari. Quando avrò finito di scrivere -se mai finirò- suppongo che potrei sempre tagliare le pagine e metterle in una busta. Ma non avrebbe molto senso, ti pare? L'inizio non è dei più brillanti, anzi, finora è un po' zoppicante. E dire che ormai dovrei essere brava a scriverti, dopo le migliaia di parole che ti ho scritto negli ultimi anni. Ma, non so come, ogni nuova lettera destinata a te sembra sempre la prima.
     Ho l'impressione che questa sarà la più lunga di tutte.
     Quando mi sono seduta su quella panchina in cima alle bianche scogliere di Etretat, non avevo neppure deciso se era a te che avrei scritto, o a Stefano. Ma poi ho scelto te. Non sei fiera di me? Ho deciso di non scendere più per quella china, te lo assicuro. Ho promesso a me stessa che non l'avrei contattato, e una promessa fatta a se stessi è la più vincolante di tutte. E' difficile però, perchè per quattro mesi non è passato giorno senza che ci parlassimo, o ci mandassimo e-mail, o almeno un SMS. E' un vizio difficile da cui liberarsi. Ma so che la situazione migliorerà. Questo è il periodo della "scimmia", dell'astinenza dura. Guardando il mio cellulare appoggiato sul tavolino accanto al caffè, mi sento come un'ex fumatrice con un pacchetto di sigarette sotto il naso. Sarebbe così facile mandargli un messaggio. Dopotutto, è stato proprio lui a insegnarmi come inviare gli SMS. Ma sarebbe una follia. E poi lui mi odierebbe per questo. E mi  spaventa l'idea che lui cominci a odiarmi -mi spaventa da morire. Più di ogni altra cosa. Che idiozia, vero? Che differenza fa, se non lo rivedrò più?
     Farò una lista. Compilare liste è un'attività ricreativa ottima per la rimozione.
     
    Lezioni che ho imparato dal disastro con Stefano:
    1. Gli uomini sposati raramente lasciano mogli e figlie per donne single prossime ai quaranta.
    2. Si può continuare ad avere una relazione con qualcuno anche se non si fa sesso.
    3.
     
     Non mi viene in mente niente per la numero tre. Però, anche così non c'è male. Le prime due lezioni sono molto importanti. Mi torneranno utili, la prossima volta che mi capiterà qualcosa del genere. Anzi, mi aiuteranno a fare in modo (spero) che non ci sia una prossima volta.
     Bene, fa un bell'effetto sulla carta -specialmente su questa carta veneziana, costosa, spessa e color crema. Ma mi viene in mente una battuta che Philip mi citava sempre. Un vecchio pilastro scorbutico dell'establishment britannico, disse, nel suo rimbambimento senile: "Oh, sì, ho imparato molto dai miei errori, e sono certo che potrei ripeterli alla perfezione". Ah, ah. Ecco come andrà a finire, probabilmente."
    May 19

    Paolo Giordano, La solitudine dei numeri primi

    Paolo Giordano_La solitudine dei numeri primi"I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sé stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci. Il secondo pensiero lo sfiorava soprattutto di sera, nell'intrecciarsi caotico di immagini che precede il sonno, quando la mente è troppo debole per raccontarsi bugie.
     In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero."

    Stephenie Meyer, Twilight

    Stephenie Meyer_Twilight"Il signor Banner firmò il modulo e mi diede un libro, senza perdersi in presentazioni. Sentivo che saremmo andati molto d'accordo. Ovviamente, non avendo scelta, mi fece sedere nell'unico posto libero, al centro dell'aula. Tenni basso lo sguardo, mentre mi accomodavo vicino a lui, ancora scossa dall'occhiata ostile di poco prima.
     Non osavo guardarlo, mentre sistemavo il libro sul tavolo e mi mettevo a sedere, ma con la coda dell'occhio lo vidi cambiare posizione. Si stava allontanando da me, seduto sul bordo della sedia e voltato dall'altra parte, come per evitare una tremenda puzza. Senza farmi notare, mi annusai i capelli. Profumavano di fragola, come il mio shampoo preferito. Come odore mi sembrava piuttosto innocente. Lasciai cadere i capelli sulla mia spalla destra, a chiudere il sipario tra di noi, e cercai di prestare attenzione all'insegnante.
     Purtroppo la lezione era sull'anatomia cellulare, un argomento che avevo già studiato. In ogni caso presi appunti, senza staccare gli occhi dal quaderno.
     Non potevo trattenermi dallo sbirciare di tanto in tanto, attraverso la ciocca di capelli, verso lo strano ragazzo che mi era seduto accanto. Non si rilassò nemmeno per un istante durante l'intera lezione e rimase rigido, sull'orlo della sedia, il più lontano possibile da me. Riuscivo a vedere il pugno chiuso appoggiato sulla gamba sinistra, i tendini in tensione sotto la pelle pallida. Non riusciva a rilassare neanche quelli. Teneva le maniche della camicia bianca arrotolate fino al gomito, e l'avambraccio che ne spuntava era sorprendentemente sodo e muscoloso. Non era affatto smilzo come mi era sembrato accanto al fratello corpulento."
    April 04

    Tim Burton, Morte malinconica del bambino ostrica

    Tim Burton_Morte malinconica del bambino ostrica"La bambina che fissava.

    Una volta conobbi una bambina
    che se ne stava impalata
    a fissare tutto e tutti
    e nient'altro la impressionava.
     
    Fissava la terra.
     
    Fissava il cielo.
     
    Ti fissava per ore
    e non sapevi perchè.
     
    Ma dopo aver vinto una
    gara locale per gente
    che fissava tal quale
    offrì ai suoi occhi
    vacanze e balocchi."
    February 25

    Terry Brooks, Lo spirito oscuro di Shannara

    Terry Brooks_Lo spirito oscuro di Shannara"Le Grandi Guerre sono iniziate e sono finite e un mondo molto simile al nostro è scomparso in un'apocalisse da esso stesso creata.
     Mille anni sono passati. Oggi la scienza - un tempo creduta capace di schiudere tutti i segreti dell'universo - è stata sostituita da un nuovo potere con un nome arcano: magia.
     Usando questo potere, nuove razze di Druidi, Umani, Nani, Troll, Gnomi ed Elfi si sono sforzate di portare un ordine duraturo nel mondo. Nuovi eroi sono comparsi per raccogliere la sfida, nuove leggende sono nate.
     Nella Spada di Shannara, il Signore degli Inganni - un tempo il Druido chiamato Brona - soccombe allo spirito di un libro di magie nere chiamato l'Ildatch e cerca di dominare tutte le razze. Il Druido Allanon, protettore delle Quattro Terre, arruola Shea Ohmsford, discendente della grande casa degli Elfi di Shannara, perchè ritrovi la mitica spada. Dopo molte vicissitudini, la spada della verità viene ritrovata e permette a Shea di sconfiggere definitivamente il Signore degli Inganni.
     Nelle Pietre Magiche di Shannara, Allanon incarica il nipote di Shea, Wil Ohmsford, di proteggere una giovane donna degli Elfi, Amberle, nella sua ricerca del Fuoco di Sangue capace di salvare l'Eterea, l'albero magico che impedisce ai demoni imprigionati in un altro mondo di invadere la terra. Per portare a termine la missione, Wil è costretto a usare le Pietre Magiche; il loro impiego cambia radicalmente la natura del suo essere.
     Gli Ohmsford hanno adesso, e per la prima volta, la magia nel sangue. I due figli di Wil, Brin e Jair, nascono con la dote della canzone magica. Nella Canzone di Shannara, Jair e Brin, come il padre e il nonno prima di loro, accettano con riluttanza l'eredità degli Ohmsford e rispondono alla chiamata di Allanon. L'Ildatch tiene ancora schiavi i suoi antichi seguaci mortali e li trasforma in Mortombre. Solo Brin e Jair possono impedire la distruzione del mondo, ma l'impresa ha un costo elevatissimo. Allanon viene ucciso e Jair perde molti compagni, persino il più fidato, il Maestro d'Armi Garet Jax, in una feroce battaglia per impedire che Brin divenga schiava dell'Ildatch. Alla fine Brin si serve della canzone magica per distruggere l'Ildatch bruciandolo vivo...
     Anche se il prezzo è alto, Brin e Jair compiono la loro missione. Il male è sconfitto...
     Almeno così credono."
    February 20

    Chiara Sclarandi, Sei Chiara come un'alba

    Chiara Sclarandi_Sei Chiara come un'alba"Non c'è proprio niente da fare con te? Nemmeno venire fin là. La malattia è mia e me la tengo come un mal di stomaco: mentre loro ti incontrano, a me si contorce, pensando: "Perchè non è successo a me?". A tanti non gliene frega niente, ma alla fine, chi può biasimarli? Se incontrassi Ligabue, non lo saluterei nemmeno. Più che altro, per lasciarlo in pace, visto che ha già i suoi, e a me non interessa. E sicuramente qualcuno dei fan o dei miei amici me lo rimproverebbe. Quando incontro i personaggi famosi quasi mi incazzo, a pensare che non sono TE, che sei l'unico che devo incontrare. Credevo che la gente del sito che ti conosce e lo racconta mi avrebbe aiutata in questa impresa, più di uno qualunque. Commuovendosi, aiutandomi. Invece c'è chi mi vede tenera, c'è chi mi vede odiosa, c'è chi non mi vede nemmeno. Ma nessuno mi dice niente di concreto su di te. Nessuno mi prende per mano per portarmi in seconda fila a guardarti negli occhi. Forse hanno paura di esporsi oppure che ne so, ma è certo che non fanno nulla, per avvicinarmi a te in modo reale. Ho vissuto sensazioni intense, e forti, come quelle di cui parli. Ho visto le tue foto in ogni dove e chiesto a tutti di parlare di te. Il Gallo e Cucchia sono i miei preferiti in assoluto. Solieri mi fa ridere con i suoi atteggiamenti. Sembra uno che pensa in continuazione che tutti lo stiano osservando. Grazie al suo essere famoso non è paranoico. Con quell'accento, tutti con quell'accento. Alla fine ho vomitato... e al mattino ho sorriso quando ho sentito il gusto amaro. E... anche qui, più di ogni dove, ti conoscono tutti tranne me.
     Abbiamo amato la strada principale, le insegne e la gente, la gente di Zocca che si sente più amata perchè noi amiamo te, e corrisponde. Abbiamo voluto bene ai paesaggi e agli scorci che tu detestavi e coi quali forse, ora, ti sei un po' rappacificato. Però fanculo Vasco, non c'eri."
    January 11

    Otto Penzler (a cura di), Donne pericolose

    Image Hosted by ImageShack.us"Che cosa rende pericolosa una donna? Senza dubbio le opinioni in proposito variano a seconda dell'esperienza personale.
     Per me le donne più pericolose sono quelle irresistibili.
     Ognuno di noi ha un punto debole, un tallone d'Achille insondabile per gli altri, oppure condiviso e comprensibile a tutti. A conquistarci il cuore può essere l'eccezionale bellezza, lo charme, o l'intelligenza. Magari il modo con cui una donna scosta i capelli davanti agli occhi, come ride, addirittura come starnutisce.
     Che la donna sia perfettamente consapevole o totalmente ignara del suo potere, che lo usi come un'arma o come una coperta con cui proteggersi, l'intenzione non lo aumenta né lo diminuisce; ed è proprio questo che lo rende così pericoloso per chi ne subisce la malia.
     Il potere è pericoloso. Lo conosciamo, forse lo temiamo, ma desideriamo comunque sentirne il calore e corriamo qualsiasi rischio per avvicinarci alla sua fiamma.
     Le donne pericolose sono sempre esistite. Ricordate Dalila?
     Gli scrittori hanno compreso l'attrazione feroce esercitata dalle donne pericolose e di loro è piena la letteratura di ogni tempo. Le grandi donne della storia e le figure letterarie femminili sono state quasi sempre donne pericolose. Non per tutti, forse, ma spesso per chi ne ha subito il fascino. Per queste donne gli uomini hanno ucciso, tradito il loro paese, i loro cari e se stessi, rinunciato a un trono e commesso suicidio. Qualche volta ne è valsa la pena , di rischiare tutto e rinunciare a tutto."
    December 14

    Gilles Paris, Autobiografia di una zucchina

    Image Hosted by ImageShack.us"E' da quando sono molto piccolo che voglio uccidere il cielo, per colpa della mamma che mi dice sempre:
     
     "Il cielo, Zucchina mia, è grande per ricordarci che noi, qua sotto, non siamo un granchè".
     "La vita assomiglia in peggio a tutto il grigio del cielo con quelle schifezze di nubi che pisciano solo infelicità".
     "Tutti gli uomini hanno la testa fra le nuvole. Dunque, che ci restino. Come quell'imbecille di tuo padre che è partito per fare il giro del mondo con una gallina".
     
     A volte, la mamma non sa quello che dice.
     Ero troppo piccolo quando il papà è partito, ma non vedo perchè avrebbe dovuto portarsi la gallina del vicino per fare il giro del mondo. E' stupida la gallina: beve la birra che mischio alle sementi e poi barcolla fino al muro prima di crollare a terra.
     E non è colpa sua, se la mamma racconta stupidaggini, ma di tutte quelle birre che beve mentre guarda la tele.
     Sbraita contro il cielo e mi picchia anche se non ho fatto niente.
     E alla fine penso che il cielo e le botte vanno insieme.
     Se uccido il cielo, la mamma si calma e io potrò guardare tranquillamente la tele senza prenderle di santa ragione."
    December 05

    Garth Nix, Sabriel

    "Con estrema cautela, poichè persino il collo le doleva dopo le peripezie del viaggio, sollevò il capo per guardarsi intorno e ancora una volta incontrò gli occhi verdi del gatto che non era un gatto, acciambellato sul letto ai suoi piedi.
     "Chi... che cosa sei?" domandò in tono nervoso, improvvisamente consapevole di essere nuda sotto le lenzuola morbide. Un piacere sensuale che, però, la faceva sentire indifesa. Lanciò una rapida occhiata alla spada e alla bandoliera, appese a un attaccapanni accanto alla porta.
     "Ho molti nomi", rispose il gatto con una strana voce, come se miagolasse, facendo al tempo stesso le fusa e sibilando le vocali. "Puoi chiamarmi Mogget. Per quanto concerne ciò che sono, un tempo ero molte cose, ma adesso soltanto alcune. Innanzitutto, sono un servo di Abhorsen. Saresti così gentile da togliermi il collare?"
     Sabriel sorrise a disagio, scuotendo il capo in segno di diniego. Chiunque si celasse sotto le spoglie di Mogget, il collare costituiva l'unica cosa che lo rendeva servo di Abhorsen. I segni della Carta incisi su di esso erano molto chiari al riguardo. L'incantesimo per legarlo risaliva a un migliaio di anni prima; forse Mogget era in origine uno spirito della Libera Magia, antico come il Muro o anche di più. Si domandò perchè il padre non lo avesse mai nominato. Con una fitta di dolore pensò che avrebbe voluto risvegliarsi con lui accanto, nella sua casa, senza ansie o preoccupazioni.
     "Ne ero certo", commentò il gatto con una scrollata indifferente, seguita da una stiracchiata. Poi balzò sul pavimento di legno, dirigendosi con passo indolente verso il camino. Sabriel lo esaminò con attenzione, notando che gettava un'ombra non sempre uguale a quella di un gatto."
    December 01

    Jonathan Coe, La banda dei brocchi

    "Eppure ci sono momenti nella vita che varebbe la pena spendere mondi interi per acquistarli, momenti così carichi, così densi di emozioni che in qualche modo diventano senza tempo, come il momento in cui Inger ed Emil erano seduti sulla panchina nel roseto e sorridevano guardando la macchina fotografica, oppure quando la mamma di Inger alzò la veneziana su su fino in cima alla finestra grande del soggiorno, o anche quando Malcolm aprì la scatoletta del gioielliere e stava per chiedere a mia sorella di sposarlo (perchè ora lo so che non fece in tempo a chiederglielo), e forse sarà uno di quei momenti anche adesso che avvicino alle labbra il bicchiere di Guinness e penso tra me e me che di sicuro la vita non potrebbe andarmi meglio, da ora in poi sarà tutta discesa, e allora come faccio a dilatarlo al massimo, come faccio a farlo durare per sempre, perchè sì sono stato in paradiso e niente può competere con un posto del genere, et in Arcadia ego, come disse una volta qualcuno, ho dimenticato chi, ma forse si può fare, forse se resto immobile, se soltanto riesco a tenere fermo il bicchiere a cinque centimetri dale labbra e non guardo nemmeno dall'altra parte del bancone del bar, dove c'è Sam che me ne offre un altro, allora forse durerà e no, non volterò nemmeno la testa per guardare fuori dalla vetrata, nemmeno per guardare Cecily, la mia bella Cecily, ..."
    November 03

    Chuck Palahniuk, La scimmia pensa, la scimmia fa

    Image Hosted by ImageShack.us"Casomai non ve ne foste accorti, tutti i miei libri parlano di una persona solitaria che cerca un modo per entrare in contatto con gli altri.
     E' un po' l'opposto del Sogno Americano: diventare tanto ricco da poterti tirare fuori dalla marmaglia, da tutta quella gente in autostrada o, peggio, sull'autobus. No, il sogno è una grande casa, isolata in capo al mondo. Un attico, come quello do Howard Hughes. Un castello in cima a una montagna, come quello di William Randolph Hearst. Un qualche nido isolato dove invitare solo la marmaglia che ti piace. Un ambiente controllabile, lontano dal conflitto e dal dolore. Dove sei tu a decidere.
     Che sia un ranch nel Montana o un appartamento in un seminterrato, con diecimila DVD e accesso a Internet a banda larga, non c'è eccezione: arriviamo lì, e ci ritroviamo soli. Isolati.
     E, arrivati a un certo grado di alienazione - come il narratore di Fight Club nel suo condominio, o la narratrice di Invisible Monsters, isolata dal suo splendido viso - distruggiamo il nostro delizioso nido e ci autocostringiamo a far ritorno al mondo esterno. A ben vedere, è così che si scrive anche un romanzo: fai progetti, ricerche, trascorri del tempo in solitudine, costruendo questo mondo delizioso dove controlli, controlli, controlli tutto. Lasci squillare il telefono. Le e-mail si affastellano. Resti nel tuo mondo di narrazione finchè non lo distruggi. E ne riemergi per tornare a stare con gli altri.
     Se il tuo mondo narrativo venderà a sufficienza, t'imbarcherai in un tour promozionale. Rilascerai interviste. Ti troverai proprio in mezzo alla gente. Gente, fino a che della gente non ne potrai più. Fino a che non impazzirai dalla voglia di scappare, di rifugiarti in...
     In un altro delizioso mondo narrativo.
     E così via. Da soli. Insieme. Da soli. Insieme.
     Proprio voi che state leggendo, probabilmente conoscerete questo ciclo. Leggere non è un passatempo da comitiva. Non è come andare a vedere un film o assistere a un concerto. E' il margine più solitario dello spettro.
     Tutte le storie raccontate in questo volume parlano di stare tra la gente. Di me in mezzo alla gente. O di gente che si raduna."
    October 12

    Keith Haring, Il grande libro delle piccole cose

    Image Hosted by ImageShack.us"ISTRUZIONI:
    1) Segui le seguenti istruzioni per filo e per segno
    2) Questo è un libro delle piccole cose. Le piccole cose di Nina. Cose che trovi, che collezioni, cose che fai, cose che disegni, cose che ti danno le persone, cose che vuoi conservare, ma... lo cosa più importante di tutte è che devono essere piccole. Se vuoi collezionare cose grandi, meglio che ti procuri una scatola.
    3) Usa questo libro, mi raccomando. E non riempirlo troppo in fretta, ma mettici solo le piccole cose che sono davvero speciali per te. Non aver paura di adoperarlo, però. Vale a dire: di incollare cose, appiccicarle, graffettarle, cucirle, inchiodarle con il martello ecc.ecc.ecc., attaccare cose con lo scotch, conficcarle nelle pagine con le puntine, ecc.ecc.ecc.
    4) Ricordati che, molto spesso, le cose piccole sono le cose più belle di tutte."
    October 06

    Cornelia Funke, Cuore d'inchiostro

    Image Hosted by ImageShack.us"Quello che cercava Dita di Polvere era sotto gli altri, sul fondo. Con quel suo rivestimento di tela verdina appariva modesto, quasi come un mendicante in mezzo a un gruppo di nobili.
     Che Lingua di Fata avesse confezionato per quel libro un vestito così poco appariscente non lo sorprendeva affatto. Presumibilmente lo odiava quanto lui, Dita di Polvere, lo amava. Lo tirò fuori con cautela. Erano passati quasi nove anni da quando lo aveva tenuto fra le mani per l'ultima volta. All'epoca aveva ancora una rilegatura in cartone rigido e una foderina di carta mezzo strappata. Dita di Polvere alzò la testa. Meggie sospirò e si girò dalla sua parte. Che espressione infelice aveva! Stava di sicuro facendo un brutto sogno. Le sue labbra tremavano e le mani tenevano stretto il pullover come se cercasse di afferrarsi a qualcosa... a qualcuno. Ma negli incubi si è in genere soli, terribilmente soli. Dita di Polvere ne aveva fatti tanti e, in un moto di compassione, stava per allungare la mano e svegliarla. In fondo era uno stupido dal cuore tenero...
     Voltò la schiena al letto. Aprì il libro. Lo sfogliò, avanti, sempre più avanti. Ma a ogni pagina indugiava di più finchè, ad un tratto, lo richiuse. La luna lasciava filtrare i suoi raggi attraverso le fessure delle persiane. Non aveva idea di quanto fosse rimasto lì, con gli occhi persi nel labirinto di quelle lettere. Era sempre stato lento a leggere.
     "Vigliacco" disse fra sé. "Sei un codardo, Dita di Polvere!" E si morse le labbra fino a farsi male. "Dai, piantala" continuò. "E' forse l'ultima occasione, scemo. Quando Capricorno lo avrà di nuovo, di certo non te lo lascerà nemmeno toccare." Lo riaprì, lo sfogliò fino a metà e lo richiuse... così di botto che Meggie sussultò nel sonno e nascose la testa sotto la coperta. Dita di Polvere attese immobile che il suo respiro tornasse regolare. Poi, con un profondo sospiro, rimise il volume al suo posto.
     E richiuse il coperchio, attento a non fare il minimo rumore.
     "Hai visto?" bisbigliò a Gwin. "Semplicemente non ce la faccio. E' meglio che ti cerchi un padrone più coraggioso. Che ne dici, eh?" Ma i piccoli guaiti sommessi della martora, anche supponendo che fossero una risposta, gli erano del tutto incomprensibili.
     Per qualche istante restò in ascolto: Meggie dormiva tranquilla. Scivolò verso la porta. "A che scopo?" mormorò in corridoio. "Chi vuole conoscere in anticipo la fine della storia?"
     Poi salì nello stanzino in soffitta che gli era stato assegnato e si coricò su quel letto stretto e scomodo, circondato da pile di libri. Ma non riuscì a prendere sonno fino all'alba"

    September 23

    Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato

    Image Hosted by ImageShack.us"Sono successe tante cose in questi giorni: io mi esalto e t'ammiro a pensarci. La placenta che avvolge il tuo uovo come una pelliccia calda s'è rafforzata, il numero delle tue cellule sanguigne è aumentato, e tutto procede a una velocità pazza: l'impalcatura delle tue vene è ormai visibile. Sono perfettamente visibili anche le due arterie, e la vena del cordone ombelicale che ti porta il mio ossigeno e le sostanze chimiche di cui hai bisogno. Inoltre ti sei sviluppato il fegato, ti sei abbozzato tutti gli organi interni: perfino il tuo sesso e i tuoi organi riproduttivi hanno cominciato a sbocciare! Lo sai già, tu, se sarai uomo o donna. Ma quel che mi esalta di più, bambino mio, è che ti sei fatto anche le manine. Ti si vedono ormai bene le dita. Ed hai una piccola bocca, ormai: con le labbra! Hai un principio di lingua. Hai le cavità per venti dentini. Hai gli occhi. Così minuscolo, neanche un centimetro e mezzo, così lieve, neanche tre grammi, hai gli occhi! A me sembra addirittura impossibile che tutte queste cose siano successe nello spazio di poche settimane. Mi sembra irreale. Eppure l'inizio del mondo, quando si formò quella cellula e tutto ciò che nasce e respira e muore per rinascere ancora, dev'essere avvenuto come avviene in te: in un brulicare, un gonfiarsi, un moltiplicarsi di vita sempre più complicata, sempre più difficile, sempre più veloce e ordinata e perfetta. Quanto lavori, bambino! Chi ha detto che dormi tranquillo, cullato dalle tue acque? Non dormi mai, tu, non riposi mai. Chi ha detto che te ne stai in pace, in un'armonia di suoni che giungono alla tua membrana dolcemente ovattati? Sono certa che è un continuo sciaguattare da te, un continuo pompare, soffiare, frusciare, un esplodere di rumori brutali. Chi ha detto che sei materia inerte, quasi un vegetale estirpabile con un cucchiaino? Se voglio liberarmi di te, sostengono, questo è il momento. Anzi il momento incomincia ora. In altre parole, avrei dovuto aspettare che tu diventassi un essere umano, con gli occhi e le dita e la bocca per ammazzarti. Prima no. Prima eri troppo piccolo per essere individuato e strappato. Sono pazzi."
    July 02

    Valerio Massimo Manfredi, Chimaira

    Image Hosted by ImageShack.us"Vide un groviglio di ossa umane e ferine mescolate insieme e quasi fuse da una furia e da una ferocia senza limiti: enormi zampe artigliate, una mandibola disarticolata da cui sporgevano zanne mostruose, un corpo umano quasi non più riconoscibile: ossa in frantumi, arti maciullati, un cranio sfracellato in cui si riconosceva a malapena l'arcata dentale superiore spalancata sulla mandibola in un grido di dolore non più udibile, ma presente, disperato, immortale. Sia le pareti che la parte inferiore del coperchio erano solcati dai profondi graffi che Fabrizio aveva visto anche sul pavimento accanto alla tomba.
     Non potevano esserci dubbi: un essere umano era stato sepolto assieme a una fiera ancora viva che ne aveva dilaniato il corpo e si era dibattuta in preda a spasimi atroci all'interno di quell'angusta prigione di pietra prima di morirvi soffocata. Al cranio dell'uomo aderivano ancora dei frammenti della stoffa grezza che l'avvolgeva al momento della sepoltura, e anche questo dettaglio sembrava non lasciare dubbi sul rito spaventoso che ne aveva provocato la morte.
     Fabrizio si ritrasse dal sepolcro pallido e madido di sudore freddo, mormorando: "Oh, Cristo, Cristo! Un... Un Phersu..."
    May 07

    Candace Bushnell, Lipstick Jungle

    Image Hosted by ImageShack.us "La carriera non dovrebbe mai dipendere dagli altri, ma solo da noi." disse Victory.
     "Così dovrebbe essere, ma tu sei fortunata. Sei padrona di te stessa."
     "E resterò indipendente, proprio per questo." ribadì Victory. "Ma la Parador fa un sacco di soldi grazie a te, lo sanno tutti."
     "E' facile" disse Wendy alzando le spalle. "Devo solo vincere un Oscar, tutto qui. Con Ragged Pilgrims. Altrimenti Nico deve riuscire a prendere il posto di Victor."
     "Ci vorranno almeno un paio di anni" disse Nico come se fosse una possibilità reale. "Nel frattempo non devo preoccuparmi di Victor." Fece un cenno al cameriere. "Victor è molto docile se sai come trattarlo."
     "Sì?" chiese il cameriere titubante.
     "Vorremmo ordinare."
     "Io prendo una bistecca, per favore. Cottura media" disse Victory con dolcezza.
     "La trota, per favore" disse Nico.
     "E per me un'insalata niçoise al tonno. Senza patate" aggiunse Wendy.
     "Le patate gliele porto a parte?" chiese il cameriere.
     "Non me le porti affatto. Non voglio vedere nemmeno quello per decorare il piatto. Se poteste farle sparire dal ristorante sarebbe perfetto."
     Il cameriere la guardò senza espressione.
     "Devo dimagrire" disse lei alla tavolata. "O tra un po' le tette mi arriveranno alle ginocchia. Stamattina mi sono vista allo specchio e sono rimasta di sasso. Non c'è da stupirsi se da sei mesi Shane non mi sfiora nemmeno con un dito."